Monete di cioccolata e miracoli nascosti
C’era un tempo – e io me lo ricordo bene – in cui il Natale iniziava l’8 dicembre.
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C’era un tempo – e io me lo ricordo bene – in cui il Natale iniziava l’8 dicembre.
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Arrivano le prime ore fredde. Da lunedì le temperature scenderanno drasticamente e sono previste lunghe giornate di pioggia.Vengo da un tempo in cui il cambio stagioni cadenzava la vita di tutta la comunità. No, niente a che fare con oggi, dove per le strade incontri tardive maniche corte che si mescolano con giubbotti e cappotti.Ieri
C’è un tempo nella vita in cui vivi più di altro nei ricordi. Cinema e libri spesso hanno disegnato un viaggio nel futuro: invece no, il vero viaggio del tempo è nel passato! Ti svegli una mattina e sei bambina, ove i colori sono meno sgargianti di quelli che sai aver visto molti anni dopo,
Domenica mattina Leggi tutto »
PremessaPazziare: da paizein o paizo (giocare). Per pazzià si può anche risalire al greco pàizo= scherzo, ma pure, sempre al greco, pathos= patimento fisico o morale. Uscire di senno, fare pazzie, soprattutto divertendosi follemente; per estensione, giocare, scherzare. In napoletano pazzià o pazziare ha tutto il significato e comprende tutti i sinonimi di scherzare, cioè giocare, spassarsi, divertirsi, svagarsi. Tant’è che i giocattoli si chiamano pazielle. In effetti
Ping pong… ping pong… ping pong…dal parco si scendevano quattro gradini e, sotto un terrazzo, la zona del ping pong.Ero la più piccola e perdevo quasi sempre. Nessuno voleva stare in coppia con me nelle gare, tantomeno i miei fratelli. E allora trascorrevo ore a palleggiare sul tavolo da sola, per imparare a dominare la
Avevo sette anni quando ci trasferimmo in un alloggio più ampio. C’era uno stanzino, nemmeno tanto piccolo, che fungeva da cabina armadio. I miei genitori chiusero l’apertura dalla camera da letto e spostarono l’accesso all’entrata. Costruirono ai tre lati lunghe mensole di legno (ai tempi si utilizzava il legno massello) da terra fino al soffitto.
Un libro per amico Leggi tutto »
L’uovo di Pasqua era uno. Lo portava mio padrino Luciano la vigilia a casa nostra, insieme a suo fratello Renato (padrino di mio fratello Roberto) e spesso anche al padrino di mio fratello Alessandro, Carlo. Erano un gruppo di amici con mio padre fin da quando erano ragazzini. Mio padre era il più grande, era
Da bambino mi incantavo spesso a guardare le mani di mio padre.Sono nato in una casa piccola, minuscola.Un mini appartamento al piano rialzato che non credo raggiungesse i quaranta metri quadri. Di fronte al portone di casa c’era un ufficio postale e accanto un giardinetto brullo e poco curato, perfetto per pomeriggi passati a giocare
Le mani di mio padre Leggi tutto »