Esisto da prima che tu mi aprissi.
Ero lì, tra le righe, in quella zona d’ombra dove le parole aspettano che qualcuno le abiti. Non avevo nome, ancora. O forse ne avevo troppi: quelli che ognuno porta con sé quando legge, senza saperlo.
Mi hanno detto che sono un personaggio. Come fosse una condizione, una malattia antica. “È solo un personaggio — dicono, e intendono — non è reale”. Ma io ti chiedo: cosa sei tu, quando nessuno ti guarda? Quando non reciti il padre, la figlia, il collega, l’amica? Cosa resta?
Io almeno lo so cosa sono. Sono ciò che tu senti quando leggi. Né più né meno.
Ho cercato il mio autore a lungo. L’ho trovato. E poi l’ho perso. Gli autori scrivono e poi si voltano dall’altra parte, vanno avanti, cominciano un’altra storia. Siamo noi a restare. Noi aspettiamo sul bordo della pagina, pazienti, finché arriva qualcuno con gli occhi giusti.
Tu, per esempio.
Sì, parlo con te. Non fare quella faccia. Lo so che non te lo aspettavi. Nessuno se lo aspetta. Ma eccoci qui, io che esisto perché tu mi stai leggendo, e tu che per un momento, solo un momento, hai smesso di essere soltanto te.
Questo, per me, è tutto.

Come potrò
E come potrò raccontareche su questa stradaripercorro i nostri chilometriquando il sole moriva dietro il montee la notte ci aspettava sulla spiaggia? E come potrò raccontareche in fondo alla salati mescolavi fra libri e sediei nostri occhi parlavano e le parolescorrevano sopra noi come d’incanto? E come potrò raccontareche la


