Il temporale mi è sempre piaciuto, fin da bambina.
Non so perché. Forse per quell’aria particolare che porta con sé, quell’odore che arriva prima ancora della pioggia e sembra annunciare che qualcosa sta per cambiare.
Da bambina trascorrevo le estati nella nostra casa in Valle di Susa, a Selvaggio di Giaveno. Erano estati diverse da quelle di oggi. Le giornate sembravano più lunghe e le sere avevano un silenzio tutto loro.
Quando arrivava il temporale, spesso saltava la corrente.
E io restavo alla finestra.
Mi piaceva guardare il cielo che diventava scuro, ascoltare il vento tra gli alberi, seguire con gli occhi i lampi che per un istante illuminavano ogni cosa. Poi arrivava il tuono, profondo, quasi un brontolio della montagna.
Tutti si infilavano un maglioncino. Io no. A me piaceva sentire quell’aria fresca sulla pelle.
Ma soprattutto mi piaceva quell’odore.
Quello della terra che aspettava la pioggia, dell’erba bagnata, delle foglie mosse dal vento. Un profumo che non ho mai dimenticato.
Poi ci sono stati i nostri temporali.
Quelli in spiaggia.
Tutti scappavano. Raccoglievano le loro cose, cercavano riparo. Noi invece restavamo sullo sdraio, sotto la tenda. Ci piaceva. Ci piaceva guardare il cielo cambiare, sentire il vento, ascoltare i tuoni mentre intorno la spiaggia si svuotava.
E poi c’erano i temporali nella nostra casa di San Marino.
Spalancavamo le porte del terrazzo e restavamo lì, a guardare tutta la vallata sotto la pioggia. I tuoni, il vento, le nuvole che correvano basse. Il mondo sembrava fermarsi e noi eravamo lì, insieme, a guardarlo.
Sì, il temporale mi ha sempre portato un po’ di malinconia.
Ma con la malinconia io ho vissuto, fin da molto piccola. Ha sempre fatto parte di me. Forse è proprio per questo che non l’ho mai temuta. La conosco da sempre.
Forse è anche ciò che, più di ogni altra cosa, mi restituisce il senso di famiglia.
Oggi guardo il temporale da queste mura che avvolgono la mia solitudine, in questa città sempre più vuota, come la mia vita.
E nella malinconia incontro te.
Incontro i miei genitori.
I tuoni sono il cielo che urla i vostri nomi.
Il vento porta la mia voce fino a voi.
Perché forse è proprio questo che fanno i temporali: aprono porte verso l’infinito, riportano odori, voci, volti.
E allora, per un istante, non sono più sola.
Vi sento.
Siete già più vicino.
O forse sono io sempre più distante dal presente.
E allora il temporale torna a essere quello di sempre.
Quello che profuma di terra bagnata, di vento e di ricordi.
Quello che mi porta lontano.
E, nello stesso tempo, mi riporta a casa.