Esiste un’Italia che non ha trovato spazio nei titoli dei telegiornali né nelle narrative ufficiali: un’Italia fatta di persone che, nel silenzio delle proprie case e delle strade quotidiane, hanno cercato di capire, resistere e sopravvivere a una frattura sociale senza precedenti.
“Voci Interrotte” raccoglie le testimonianze di chi ha intrapreso la strada meno battuta, scegliendo di non vaccinarsi non per protesta politica o scientifica, ma come esito di un percorso personale segnato dal dubbio e dalla ricerca di tempo per comprendere. Il libro esplora con onestà brutale il peso delle etichette sociali, l’impatto del Green Pass sulla vita lavorativa e affettiva, e la trasformazione della salute in una questione di obbedienza morale.
Attraverso i racconti emersi dai “rifugi emotivi” dei gruppi social chiusi e dalle esperienze di vita vissuta, l’autrice delinea un mosaico di solitudini, ma anche di determinazione ostinata. Non è un testo che intende confutare o convincere, bensì un’opera che pone al centro il diritto dell’individuo a essere rispettato nella propria diversità.
Dalle battaglie burocratiche per il riconoscimento dei danni da vaccino ai timidi tentativi di ricucire i legami familiari spezzati, “Voci Interrotte” accompagna il lettore verso un messaggio di speranza: la vera comunità non nasce dall’uniformità, ma dalla capacità di ascoltare e accogliere ogni voce, permettendo finalmente a quelle interrotte di tornare a risuonare.




marialberti –
Mi chiamo Mizuki Tsujimura. Ho recentemente letto “Voci interrotte” e desidero esprimere la mia ammirazione per questa opera intensa e profondamente riflessiva.
Il modo in cui esplora le fratture sociali e psicologiche generate dagli eventi recenti è particolarmente significativo. Ho trovato molto potente il concetto di “voci interrotte”, soprattutto nel modo in cui mette in luce le esperienze di chi si è trovato ai margini e la complessità del rapporto tra dubbio, colpa e appartenenza.
Mizuki Tsujimura
marialberti –
Non leggo molto ma questo libro l’ho letto in due ore. Ci volevo trovare quello che pensavo io e così è stato. Ne avevo bisogno. Lo lèggerà anche mia moglie che non si fida mai dei miei giudizi. Ma qui non potrà che essere d’accordo con me e col libro.
W.
marialberti –
Il libro mi porta a considerare anche come la solitudine, lo smarrimento e il desiderio di ascolto intorno al tema salute sia enorme.
F.
marialberti –
Ritrovarsi in dei sentimenti di un altro, in modo così preciso, è una cosa molto forte. Io sono stata molto arrabbiata. Molto. Ho dovuto cedere ma questa questione della discriminazione mi faceva davvero arrabbiare.
A.F.
marialberti –
Mi ha colpito molto questo voler mettere il focus sui social. Come rifugio dall’isolamento emotivo. È un libro molto semplice e ben scritto e questa cosa del linguaggio non è secondaria per arrivare a tutti.
A.
marialberti –
Ho finito di leggere il libro e mi ha fatto emozionare. Rivivere in queste parole e nei racconti di chi ha vissuto quei momenti da emarginato, mi ha profondamente turbato e ho provato grande ammirazione per coloro che non si sono mai abbassatI alla coercizione imposta da un sistema politico e sociale. Tutti loro hanno dovuto affrontare la gogna mediatica e anche quella degli affetti più cari. Il loro percorso è stato devastante, isolati dal contesto sociale, considerati appestati e appestanti, ma la loro forza è stata la costanza e la fede (di chi crede in qualcosa di divino) di combattere un virus più potente del covid, l’isolamento. Alla fine quello che il tempo ti toglie, te lo riprendi con gli interessi, ciò che il covid ha spezzato, l’amore e gli affetti familiari hanno faticosamente riunito. Purtroppo quello che è successo è stato dimenticato in fretta e le verità svaniranno come la nebbia. Ai nostri figli dobbiamo insegnare che dignità e rispetto per gli altri è un fondamento importante. Grazie ancora per aver dato voce a degli eroi.
G. (da Roma)